sabato 21 luglio 2012

Che colpa ha chi nasce con un problema al cuore (grazie Sa_&_Sa)

Da questo sfoggo qui, nasce una risposta importante.
Perchè c'è Sa_&_sa, che non sa di che colore ho gli occhi o come porto i capelli, non sa nemmeno se mi piace il gelato alla frutta o dove abito.
Eppure, mi conosce. Conosce quel lato che forse abbiamo o abbiamo avuto tutte, in questa situazione.
La COLPA.
Vedi alla voce: colpa.
Vedi alla voce: colpa, senso di.

Io me lo sento, anche se sento pure che non è poi così giusto.
L'altro giorno cercavo di spiegarlo al Filosofo. E gli dicevo proprio quello che mi scrive Sa&_sa.
Gli citavo, nel tentativo di rendere con un'immagine, quella cosa della lettera scarlatta.
Che io mi sento, tatuata in fronte, una bruciante I di Infertile, o una S di Sterile per chi ama le parole brutali.

Questa cosa è dura, da togliere dalla testa.
Però, come capita alle volte, una frase ti fa fare un piccolo click! in testa.
A me è capitato leggendo, nel commento al post:

 Una volta un ginecologo mi disse : " Signora, che colpa puo' avere una persona che nasce con un problema al cuore??NESSUNA"

E io che l'ho studiata dai punti di vista più oscuri, la maternità...ci penso.
Perchè è vero, non diamo nessuna colpa a chi nasce con un problema al cuore, o a chi è miope o qualsiasi altra cosa.
Ma non è lo stesso, per una donna con le ovaie incasinate, o le tube ribelli, o chissà che altro.
Ora mi salgono alla mente tutti quei libri letti allora, che non sono tanti anni, in cui si parlava di maternità, perchè io studiavo la maternità che si perverte in mille modi.
E per studiarla, partivo dalla maternità stessa. Dal fatto che prima ancora di esser madre, se sei donna, ti diranno che sei non sei madre, è una colpa. TUA.
E se non sei abbastanza madre, è una colpa.
E se non sei madre perfetta, è una colpa.

Il mio problema è che sono io stessa, a sentire dentro di me la voce che dice "è colpa tua se non riesci. Non ti meriti questo. Non sei degna. E sei anche sbagliata. Fatta male".
Sono cresciuta con la colpa, e come avrei potuto farmi scappare l'occasione di sentirmi in colpa, per questo?
E dire (eh, sì, quella frase del ginecologo produce un click! dopo l'altro), e dire che io sostegno aiuto supporto gli altri.
Che io lavoro e vivo nel supporto altrui, nella gestione delle risorse personali, nel sotegno ai punti di forza.

E poi..cado così, su me stessa?
D'altra parte, è proprio vero, anche traslandolo un po'....medice, cura te ipsum.

Io, lasciata a parlare con i miei pensieri, tendo a sentirmi sulla fronte la lettera marchiata a fuoco.
Per fortuna arrivano come folate di vento i pensieri altrui, quelli positivi, quelli stimolanti.
Come questo, per cui continuo a ringraziarti Sa_&_sa, perchè mi ha fatto fare questo piccolo click.
Non credo che da ora sarò immune alla colpa, alla lettera scarlatta, ma sono sicura di avere un piccolo pensiero in più per contrastare questo.

Ricordarmi che in realtà, DAVVERO NON È UNA COLPA, mi fa bene.
Pensare che non è colpa di chi nasce con un problema al cuore.


E allora non è una colpa, la mia.
E' una situazione complessa, che però forse può anche essere superata.
Inizierò da qui, per erodere pian piano il mio vissuto di colpa.

"eh...ma voi...lo fate?" No. Giochiamo a scacchi. Non nascono così, i bambini?

Io sono un po' un'ostrica. E sono pure ostica, da capire, probabilmente.
Ci metto del tempo, ad aprirmi.
ma lei la conosco da una vita, da sempre.
le racconto di me da una vita.
ci ho messo un po', ma poi ho deciso. A lei lo racconto, della visita al centro, degli esami, della salpingo.
A lei, che ogni volta, due, che ha detto "mmm è ora di fare un figlio"; zac!!! pancione pronto e pimpante subito puntuale.
Va beh. Sei la mia amica, e ti racconto.
te lo racconto piano, che ora tu sei incinta, incintissima, e io faccio anche un po' fatica, ma che farci se tu due volte di seguito e io nessuna?
Non ho altre amiche così strette. Non ho molte amiche, con cui confidarmi, in realtà.
Men che meno, su questo argomento.
E tu che mi conosci, tu che vedi la mia faccia, tu che sai quanto io possa star male...mi guardi serafica e mi spari, una di seguito all'altra, queste due perle?

" Ma voi...lo fate? Perchè magari è quello".

E subito dopo, ta-dan:

"Vedi...sarà che sono in una fase mistica della mia vita, ma io penso che tutto abbia un senso. Magari è un segno di qualcosa..magari non è questa la tua strada, magari non sono i figli".

No, magari è un segno, sì. Ma del fatto che io sono una testa di gran cazzo quando scelgo con chi confidarmi.
Ma quel minimo sindacale di buon senso, l'abbiamo lasciato a casa?
E' la frase da dirmi, ADESSO che ho APPENA COMINCIATO questo percorso?

Per fortuna, era proprio proprio arrivato per me il momento di andarmene. Ho inforcato la bici. E via.

martedì 17 luglio 2012

"allora..hai la pancia?". Del nervosismo e delle rispostacce non date

Io già ero nervosa, perchè dovevo andare là a litigare per vedermi finalmente pagato un lavoro fatto mesi fa.
Non avevo voglia dell'ennesimo sguardo schifato della segretaria, dell'ennesimo suo tentativo di non pagarmi la fattura, con la scusa che "eh...qui..però...manca questa virgola, forse dovresti rifare tutto e non aggiungerla a penna...".
Va beh.
Arrivo. Vestita con una gonnellina e una maglietta.

Importante, l'abbigliamento, che io non sono magrissima, ma gonnella di cotone e maglietta pure, liscie sul corpo, non nascondono la mia forma. NOn celano un bel cavolo di niente.
Eppure.
Incontro lei e lui, che lì ci lavorano fissi. Che mi conoscono da un pezzo, e sanno che sono anche un po' timida.

Lui, vocione, mi urla dal corridoio: "Oh, non per farmi gli affari tuoi...ma fa vedere? hai la pancia?"
Ora, ok che non ci vediamo da qualche mese e che mi sono sposata da poco..ma che domanda è?
Va beh.
consideriamo poi che stamattina avevo accompagnato il Filosofo a fare il nuovo spermiogramma, di nuovo in mezzo alle pance di ginecologia.
Oh yeah.
Comunque, stiracchio un sorriso finto e dico "Pancia? Se intendi la ciccia, sì sì, quella non manca mai. Altre pance no".
E proseguo.
Spunta lei, a due passi da lui: "Eh? Cosa si dice qua? Eh? Cerchi un bimbo?"
neanche fossimo mai andate oltre i convevoli, noi due.
Neanche.
Ma siccome quel posto del cavolo forse dovrò frequentarlo ancora, mi trattengo dal proseguire oltre e improvviso un "no, veramente non ancora"
Lei: "ma quanti anni hai?"
Mi sale alle labbra un: e tu quanti cazzi miei ti devi fare?
Non so perchè, ho risposto: "gli anni li avrei eccome, solo che non ho un lavoro fisso, come sai. E nemmeno il Filosofo".
Qui lei si lancia in uno sproloquio sull'incertezza, e io svicolo.
Dopo questo, la pantomima oscena nell'ufficio per il pagamento (non concluso neanche oggi) mi sembra quasi una passeggiata.


Il Filosofo dice che avrei dovuto fermarli prima, non stare neanche lì a rispondere.
Ma ...ma cosa avrei potuto dire?
Se avessi risposto spontaneamente, se avessi fatto la mia vera faccia (che temo sia anche trapelata per un attimo) sarebbe stato peggio, avrebbero capito che la loro domanda era entrata come un rinoceronte nella mia cristalleria.
E io non voglio che loro sappiano quanto sono fragile.
Anche perchè, in realtà, io mi sento anche in colpa. Sbagliata. E non voglio, me lo sento forte, non voglio che loro sappiano questo, di me.
Questo che mi fa sentire male, che mi fa sentire più fragile, che mi fa sentire come se avessi una macchia addosso, che non se va, come Lady Macbeth.

Eh, sì, in questi giorni "il mio pensiero è pieno di scorpioni, moglie cara".

giovedì 12 luglio 2012

Primo colloquio al centro per l'infertilità

Mattina dell'11 luglio. Caldo allucinante. Strada assolata e lunga nella campagna.
Io alla guida, tesa come una corda di violino, il Filosofo al mio fianco, con in mano la nostra cartellona piena di referti, ecografie, esami.
Raggiungiamo l'ospedale, e raggiungiamo a fatica anche il padiglione D.
Padiglione D, sede di ginecologia, obviously.
Entriamo, e io, che non sono una persona cattiva, almeno non sempre, io mi agito. E dentro di me insulto chi ha pensato la logistica del reparto.
Si arriva, e la prima cosa che si incontra e l'ambulatorio pediatrico.
Che significa 10-15 mamme e babbi con in braccio nel passeggino nella culletta nell'ovetto e così via altrettanti minuscoli rosei e sonnolenti pargoletti.
Io adoro i bambini. Però...però non la mattina in cui vado al primo colloquio per parlare della mia nostra supposta infertilità.
Che cavolo.
Va beh. Schivo abilmente carrozzine varie, e procedo.
Zona mamme in attesa.
Pance, pancette, pancissime. Alte basse piccole enormi tonde a punta.
Il Filosofo mi stringe la mano e mi dice che un giorno anche noi saremo così.
Lui guarda i padri e quando ne trova uno soddisfacente mi sussurra "ecco vedi...lui avrà la mia età..circa..no? non sono tutti giovani!!!"
Ci chiama l'infermiera. Entriamo nello studio. Ci chiedono i dati e "Cosa dovete fare?"
Ci guardiamo in faccia.
La mia sapiente risposta è: "Il primo colloquio."
Domanda: "Ma dovete fare una terapia?"
Seconda, paziente rispota: "Non lo so. Dobbiamo parlare con la dottoressa per la prima volta, oggi".
"Quindi non sapete se dovete fare qualcosa?"
Al mio sguardo bovino, ma ormai spazientito, finalmente l'infermiera si convince che NON SO cosa dovrò fare.
DOpo altra attesa di circa mezz'ora nella zona panciuta, la dottoressa ci chiama.
Io ero tesissima, con gli occhi lucidi tutto il tempo, in sala attesa. Perchè io quando mi agito e ho paura...sono così. Divento ancora più piccola, che già non sono un donnone, l'occhio diventa tondo ed enorme, con l'espressione di un leprotto sull'autostrada.
Il che, mi dice il Filosofo, può essere fonte di tensione anche per gli altri. Lui, per esempio.
Ma finalmente, la dottoressa ci chiama.
Entriamo, e lei inizia con tutte le domande di rito per l'anamnesi.
E io...mi rilasso.
Questa donna dall'aria efficiente mi fa sentire che FINALMENTE, QUACUNO SI PRENDERÀ CURA DI NOI.
Ci chiede di tutto.
Guarda gli esami fatti, e dice che lo spermiogramma è da rifare, nel loro ospedale però. Che dove lo abbiamo fatto noi, pare non abbiano cercato tutte le cose che dovevano cercare.
E anche altri esami, per lui, per me, per tutti.
Scrive scrive scrive.
Alla fine ci dice "ci rivediamo tra due mesi. Guardiamo tutti gli esami e vediamo. Se potremo, tenteremo la fecondazione direttamente in utero. Ma intanto vi metto anche in lista per le tecniche di secondo livello."
Il Filosofo mi stringe la mano: "Senta...ma secondo lei...la risolviamo questa cosa?"
Lei lo guarda e sorride: " Per ora io non ho molti dati, aspettiamo gli esami. Ma siete giovani, e noi faremo tutto il possibile."
Usciamo.
Siete giovani.
Me lo dice anche l'infermiera: "33 anni..sei giovane. Qui da noi, sei giovane".
E a me viene in mente quel primario che disse, alla mia amica di 28 anni incinta: "eh..i figli dovevi farli 10 anni fa, che il tuo corpo era pronto, adesso è normale che la gravidanza possa essere difficile!!!".
Ricordo di averlo odiato. Come ho amato l'infermiera che mi ha detto "sei giovane". Perchè per me "sei giovane" vuol dire "dai, che hai ancora buone possibilità".
Adesso...aspetterò il maledetto ciclo che non arriva...e poi via agli esami.

venerdì 6 luglio 2012

Il filosofo e i sogni

"Sai...stanotte ho sognato che eri incinta. E...nel sogno..ero così felice che mi sono commosso. E' lì che mi sono svegliato e sono venuto ad abbracciarti un po'."
Ci sono momenti, in questa ricerca, in cui mi sento sola, in cui mi sembra che il Filosofo sia come sfocato, come assente.
Come se per lui fosse diverso, come se non sentisse anche lui il desiderio, la paura, ma anche la speranza e di nuovo la paura.
Poi una mattina si sveglia e mi dice così. Che lo ha sognato anche lui.
E adesso...adesso la doc dice di aspettare, che a giorni arriverà il ciclo. E che poi, via di esame delle tube.
Nel frattempo, spunta il nuove di un nuovo dottore da sentire.
Nel frattempo, attendiamo.