mercoledì 31 luglio 2013

Larve, capezzoli, e altre amenità

Sono giornate difficili. E lunghe.
Io da sempre soffro, al caldo. Mi gira la testa, mi viene da vomitare, mi si annebbia la vista.
Ma che fare? Bisogna pur tirare avanti, nonostante ancora faccia fatica ad andare in bici perchè ad OGNI buca sento un male cane. Nonostante a volte ancora mi venga da piangere al solo vedere una pancia. E ne ho viste tantissime in questi giorni, una cosa come...direi una ventina, ieri mattina. La fiera della mammina felice.
Va beh.
Uno dice "tanto poi torni a casa e ti rilassi".
Sì.
Ehm. Io, dicevo, al caldo soffro. E quindi quando il Filosofo non c'è, vivo nelle quasi tenebre, in casa.
Ieri però apro per bene la porta-finestra, e guardo in terrazza.
Anche la gattonzola si avvicina alla zanzariera. E guarda. E annusa. E miagola. Che ti miagoli, mostro? Che hai?
Guardo meglio.
Orrore. Disgusto. E schifo.
LARVE. Ci sono larve sul mio terrazzo. E non dico una, due, tre, dieci. Dico UNA POZZANGHERA di LARVE.
Il mio terrazzo è praticamente vuoto, non ho neanche le piante aromatiche, quest'anno.
Cazzo ci fa una marea di larve???
Chiudo la miciona da un'altra parte, apro tutto e vado fuori.
L'odore mi ricorda quello di quando mio babbo da piccola mi portava con lui a pescare. Sono larve di mosca, le riconosco. SOno tante e puzzolenti.
Le seguo con lo sguardo...vengono da sopra. CADONO sul mio terrazzo. Da sopra.
Richiudo tutto.
Infilo un vestito a caso, corro di sopra. Suono. Pensando "cazzo la rompicoglioni di sopra è morta e nessuno se ne è accorto? Oddiooooo".
Invece no, mi apre. Perplessa.
Come si fa a dire in modo carino "Signora, dal suo terrazzo piovono larve?".
Le dico che ho trovato animaletti (sic!) in terrazza, se possiamo guardare se ci sono anche da lei... E' ancora perplessa. Animaletti? ehm, sì. Larve. LARVE?!?!?!
"Mio marito non c'è..." mi dice, come se questo chiudesse la cosa.
Sorrido e avanzo in casa sua, prima che mi chiuda la porta.
Possiamo guardare? Magari c'è qualcosa... o magari scopriamo da dove vengono.
Possiamo.
Apriamo.
In una zona appena fuori vista del terrazzo, ecco l'orrore.
Una montagnetta di larve. Sopra a qualcosa che sembra un sacchetto. O quel che ne resta.
A questo punto lei urla. E fugge in casa.
Io la seguo. Lei inizia a strillare contro suo marito che abbandona il pattume in terrazza anzichè portarlo sempre giù.
A questo punto...indovina indovina cosa succede?
Succede che visto che la miss sembra nel pallone, le dico che posso aiutarla.
Così si smuove.
Scendo a casa mia, prendo la mia paletta gigante, e risalgo. La aiuto a spazzare tutto in un sacco.
Lo vedo benissimo, che vuole affibbiarlo a me, il sacco. Mi defilo. Ho ancora le mie, di larve.
Scendo di nuovo.
Nel pomeriggio, sul terrazzo, ci saranno 40 gradi.
Ho iniziato a pulire. Ho spazzato via larve, e detto parole che non ripeterò.
Ho anche pensato di chiamare il Filosofo e raccontargli, ma credo che avrebbe vomitato al telefono.
Alla fine, ho rovesciato sul terrazzo, mezzo flacone di lavapavimenti antibatterico.
IO ODIO GLI INSETTI. Mi fanno schifo, le cazzo di larve. Schifissimo. Anche quando accompagnavo mio babbo a pescare.
Sono tornata in casa stremata, devastata. E pure nauseata più del solito.

In tutto questo, la seconda protagonista del periodo, dopo la larva, è la mia tetta destra.
Il seno mi fa un male cane, da dopo quel giorno.
Ma la tetta destra vince. La sinistra rimane più o meno normale, la solita quarta abbondante con un capezzolo normodotato. La destra invece tende a strabordare quasi dal reggiseno,, e il capezzolo è abnorme, rigidissimo e super dolorante. Una taglia in più, ma solo per una tetta.
Praticamente sembro Quasimodo...ma con la gobba davanti.
non posso dormirci sopra, non posso mettere camicie o maglie di tessuto un po' più "pesante" addosso perchè mi fa troppo male la pressione.
All'improvviso poi si aggiungono le fitte. Un male cane. Come se il mio capezzolo fosse un missile sulla rampa di lancio, che decide di iniziare il countdown a sorpresa.
Possibile? Che due grandissime palle.
Non vedo l'ora che arrivi il ciclo, che questo dolore passi, che il mio seno rientri nei ranghi e non indichi minaccioso, e all'improvviso, i passanti.

Dopo aver disinfettato tutto il terrazzo, ogni tanto tornavo a guardare, temendo di essermi persa qualche larva. Che schifo assoluto e totale.
Ho aspettato sera facendo pulizie, fermandomi ogni tanto, quando la tetta molesta reclamava tutte le mie attenzioni.
In serata, tanto per gradire, mi sono vista all'improvviso allo specchio, dopo una giornata a girare in mutande per casa. E mi sono presa paura.
E' questo che vede la gente quando vado in piscina? Mi vedo veramente un cesso, tetta molesta a parte (ma anche lei aiuta). Mi vedo e mi sento gonfia, enfia, come una vescicona.
Il Filosofo mi ricorda che non posso incolpare gli ormoni, perchè "anche le altre in reparto avranno fatto ormoni..eppure..." eppure è vero, una era una fighetta del cazzo, non me lo ricordare amore mio, dimmi solo "non fai cagare", tanto mi basta.
Lui a domanda risponde. "non fai cagare. A me piaci". Poi lo sguardo si sposta e ride: "il tuo capezzolo mi punta contro. Mi minaccia".
Sì sì. Scherza scherza. Se sapessi che minaccia ha sventato tua moglie oggi. Se sapessi che a un metro dal divano si stava formando l'impero delle larve...ma ci sono cose che non si devono dire. Cose che è meglio non sapere.
E soprattutto, ci sono capezzoli che è meglio non sfiorare. Neanche per sbaglio. Ahia!

lunedì 22 luglio 2013

Dolore e sangue. E BASTA.

Sono a casa da poco, ancora un po' stordita.
Riassunto, molto riassunto.
Anestesia: dolorosa. Più di quanto mi aspettassi. ma nel momento del dolore pensavo "serve a non sentire dopo".
SI, IL CAZZO!!!
Il medico si è messo a ravanare. Ad aspirare roba, borbottando che non gli sembrava andasse bene.
Io cercavo di stare rilassata. A un certo punto un male così forte che ho iniziato a piangere.
Poi, l'altro lato. E lì' non sono riuscita a trattenermi. Il filosofo aspettava a poche porte di distanza. Mi ha sentita urlare. Io ci ho provato, a trattenermi, a essere brava e rilassata.
E' stato un dolore atroce. E nel frattempo lui (il dottore) che diceva "mmm".
In camera poi la sentenza già prevista.
NESSUN OVOCITA RECUPERATO.
Ho ricominciato a piangere, nel casino dell'anestesia e del dolore ancora.
Il Filofoso, nomen omen, la prende con filosofia, insonnolito quasi si appisola dicendomi "dai, andrà meglio la prossima".
Io oscillo, tutt'ora, tra il pensiero del "rifacciamolo al più presto, e facciamolo con un senso, per favore!" e il "non fatemi mai più così male, vi prego basta".
Mi sento schiacciata. Vaghi, vaghissimi pensieri di annullamento, annientamento, morte, coma, totale annichilimento cerebrale per non sapere più.
Mi sono cullata nel pensiero, mentre a fianco a me una ragazza faceva il pick up, riuscito, e una il transfer.
Ho continuato a piangere piano, per un po'.
Poi mi hanno dimessa dicendo "chissà, speriamo non capiti la prossima volta".
Ora sono a casa. Penso che un dolore così non l'ho mai provato, nè fisico nè mentale.
Penso che ora vorrei non esistere, perchè esistere è stancante.
Domani starò sicuramente meglio.
Vi ringrazio per essermi tanto vicine, è una sensazione strana sentire che c'è qualcuno, al di là dello schermo, che aspetta tue notizie e incrocia le dita per te.
Mi sento come un piccolo ragnetto al centro di una tela, e ogni filo è una donna che mi tende la mano. E' bello, è strano. Nel mondo fisico mi sento più sola che mai. Mi adagio un attimo qui, sulla ragnatela, la rete di ragno, la rete di internet. E vedo se riesco a dormire un po', che l'antidolorifico non sta facendo effetto per niente. (o forse sì, e senza starei imprecando in olandese? mistero.)
Vi abbraccio, sudaticcia e stropicciata. Quando mi sveglio, torno!

sabato 20 luglio 2013

Io

Sono ore lunghe. Solitarie, fino a domani sera inoltrata.
La casa vuota, come gli anni passati, solo la gatta, da qualche parte, nascosta. Forse sotto il letto, nel cassettone che le piace tanto. Eletto a sua e solo sua dimora.
Poche stanze, ma avrò tempo e da fare, a pulire un po'.
Lui non torna, stasera, non sono tanti km, una quarantina, ma è più comodo a dormire dai suoi, tanto domani lavora, tanto io con la mia "altalena emotiva" sono uno stress che inizia " a diventare pesante", tanto tanto tanto.
Non so da dove cominciare. La cucina deve essere sistemata. La stanza dove io vivacchio tra computer e libreria necessita di un po' di ordine, ovunque imperversano i peli gatteschi, creando arabeschi leggeri ma invasivi.
La pancia si è fatta dura. Due iniezioni in mezz'ora, sarà quello.
Stasera provo l'ebbrezza del farmi l'intramuscolo nella chiappa. Prima ho provato con una siringa vuota, solo il buco. Riesce. Stasera niente prova generale. Si va in scena.
Con la speranza che il gonasi sia anche sonnifero, tanto per cambiare e fare una notte di sonno.
poi un'altra, fino a quando sarà mattina e sarò in reparto.
Sono stanca. Mi dicono "è solo il primo tentativo" e io mi domando se è per questo che fa così schifo, che è così una merda tutto.
Sono ore lunghe e io mi sento così...così esausta.
Come se avessi corso per giorni mentre invece mi limito a strisciare qua e là. Il mal di testa va e viene, i dolori alle ovaie se ne sono andati e ora penso che sia peggio così.
Tutto sembra un po' nebbioso intorno a me, forse le nuvole di pelo felino offuscano l'orizzonte. Forse ho chiesto troppo, anche a lui. Gli ho chiesto di essermi vicino in questa altalena, soprattutto in questo mio soffrire piangere gridare agitarmi parlarne parlarne parlarne. E così ora sono sola a guardare lo schermo, a girare per casa cercando rumori, radio, radio , radio, voce in casa a distrarmi, ascolterei qualsiasi cosa ora pur di avere voce intorno.
Sono stanca. So che è solo la prima volta. Ce ne saranno altre. Ce ne saranno altre? Mi domando come e quando, se le mie ovaie fanno così, un casino, uno schifo, un completo sabotaggio ogni volta. Sarà possibile altre volte? Spero di sì, anche se sembra tutto così difficile, eppure non credevo. Forse pensavo di essere più forte? Forse credevo che tutto facesse meno male, chiedevo al mio corpo di essere più di quanto non può essere.
Sonnolenza, sarà l'alzataccia? O gli ormoni? O la stanchezza? O quella punta di fuga depressiva dalla realtà? Spero che arrivi stanotte, il sonno, che non siano di nuovo le ore più buie da sveglia.
E dire che stamattina, sul cavalcavia, mi era parso che quel grande uccello in cielo fosse simile a una cicogna. D'altra parte lì in zona per anni ci avevano nidificato. Che ne so io che non sono tornate? Non lo so. Sto scoprendo che il mio corpo fa scherzi, che non posso controllarlo. So che posso bucarlo però. Che ho il coraggio di infliggermi dolore per uno scopo. E' questo che mi frega. L'assenza di scopo, quella mi spappola.
Vorrei riuscire a portare a termine qualcosa. Avevo pensato allo sterminio dei peli gattosi, pulire, strofinare, aspirare. Ma ho bisogno di qualcosa di fattibile. Non dell'ennesima mission impossible. Mi sa che mi limito a pulire il water con l'aceto. Il calcare è un nemico più alla mia portata.

estradiolo in picchiata

A quanto sembra le cose non devono andare.
Oggi il prelievo ha mostrato che il mio estradiolo è crollato, da ieri.
La dottoressa che mi ha chiamata mi ha detto di andare lunedì lo stesso, ma di essere pronta a tornare a casa senza avere potuto fare nulla.
Non riesco ad essere serena.
Non speravo che il primo tentativo andasse, ma l'idea di non poterlo neanche fare, dopo tutto questo dolore e fatica, mi fa stare male.
Adesso devo "solo" farmi altri tre buchi oggi, di cui uno del gonasi che non riesco a fare da sola.
Vorrei che fosse lunedì sera.

Sangue e arena. Senza arena

Questo film "Sangue e arena", quello con Tyron Power,  me lo ricordo perchè ero piccola e mia mamma si impressionò a guardarlo, non so cosa la colpì, ma me ne parlava. ero piccola e mi ricordo ancora. Anche perchè a me faceva impressione già il titolo.
Stamattina l'ho pensato. Il titolo.
L'ambulatorio era vuoto, chiuso. Ore 7 del mattino. Alle 6 mi ero fatta l'ennesimo buco.
Ore 7.20, arriva la dottoressa. Quella brava, la Rambelli, non la stronza.
Mi piazza in mano la mia cartella, mi dice di scrivere che lei mi detta i follicoli presenti.
Scrivo. Sono tantissimi, peccato che quasi tutti siano piccoli. Stronzi.
Mi sorride, dopo giorni di bufera. E mi dice che FORSE il pick up si fa. E se si fa, si fa nei prossimi giorni.
Esco dall'ambulatorio sollevata, e vado quasi senza paura a fare il prelievo di sangue.
Recupero un'infermiera, il sabato mattina alle 7.45 esploro un reparto che non conoscevo, vuoto, deserto. Mi mandano in una stanza a due letti. In uno una ragazza aspetta di fare l'esame della prolattina. Mi siedo su una poltrona a fianco di un letto. Appoggio il braccio sul lenzuolo bianco.
L'infermiera picchietta, dice che ho le vene un po' stanche. Lo so.
Poi inizia il prelievo. Dolore, ma inaspettatamente poco.
POI. Poi, l'infermiera urta la cannuccetta e l'ago.  E tutto si blocca. L'infermiera borbotta, inizia a RAVANARE con l'ago, per sbloccare il tutto, che la provetta, vedo, è neanche a metà.
Ripartiamo, con mio sommo godimento, il prelievo finisce.
L'infermiera si scusa per il disagio, ed ESTRAE L'AGO con un gesto AMPIO E SVOLAZZANTE, neanche fosse una cantante lirica in preda alla declamazione.
Ed ' qui che si scatena la faccenda. Sangue e arena. O meglio, sangue e plastica. Sangue e pezze bianche.
Dalla cannuccetta esce in uno spruzzo il sangue, e così anche dal mio braccio, ancora stretto nel laccetto emostatico.
La ragazza in attesa della prolattina emette un gridolino, si è voltata a guardare nel momento sbagliato.
L'infermiera mi schiaccia sul braccio un mezzo panetto di cotone idrofilo, mi intima di stare calma. Io sono calmissima, l'ago è tolto e sono solo sporca di sangue nel braccio. Tra l'altro è sangue mio, per cui non è che mi agiti, la cosa.
Sangue e cotone idrofilo. A chili, il cotone.
Ne usciamo, io puzzo di disinfettante come un pavimento appena lavato, lei guarda con cipiglio la provetta. Mi dice che non è niente. Ne convengo insieme a lei. Ci salutiamo cordiali ma affaticate.
Sono solo le 8 del mattino.
E io attendo la chiamata per sapere cosa dicono, dopo questo movimentato prelievo.
Ora ho due braccia livide, da brava tossica. Ma inizio a sperare che almeno si prelevi. Tra una puntura e l'altra qualcosa si starà pure riassestando...


p.s. parole della dottoressa di ieri: "Eh beh, sperimentiamo. Se questa stimolazione non va, la prossima volta andrà meglio". Sì. Grazie, eh?

mercoledì 17 luglio 2013

Ma vaffanculo, va!

Che io abbia l'ovaio policistico del cazzo, si sapeva.
E come dice la dottoressa "questo aumenta il rischio di iperstimolo".
E allora, puttana della troia, non si poteva farmi una stimolazione più blanda? O monitorarmi prima?
Perchè cazzo devo arrivare ad oggi e sentirmi dire "oh,ma guarda. Hai risposto troppo. E ora che facciamo?"
Facciamo che sto in bilico, in attesa che stasera mi chiamiate per dirmi che cazzo fare.
Perchè ovviamente mi avete dato un orario che poi si è rivelato sbagliato: "se venivi prima avevamo i risultati del prelievo in mattinata". Ma che cazzo, mi avete dato VOI l'appuntamento.
Vaffanculo.
Non si sa cosa fare, non si sa se sospendere o proseguire, e nel caso, non si sa se si potrà fare qualcosa o solo congelare.
In questa merda di tentativi di PMA mi sta succedendo TUTTO.
Le beta zero. La biochimica. La cisti ovarica per la stimolazione. E ora rischio l'iperstimolo.
Vaffanculo.
A questo punto, passo la giornata in attesa di sapere che cazzo fare.
E in attesa che mi passi questa sensazione di rabbia delusione impotenza.
Nel frattempo, continuo ad avere una spiacevole sensazione di pesantezza alla zona ovaie.
Vaffanculo.

lunedì 15 luglio 2013

Puregon. Ovvero, del gonfiore.

Ho ricominciato a bucarmi.
Ho cambiato "robba", però.
Ora Puregon. Il dosaggio è 100.
E si sente. Cacchio se si sente.
Con il Gonal, in confronto, ero un fiorellino di campo.
Con il puregon, anche se solo da 4 giorni, sono così:

Fugu - Diarista
Cacchio. Mi sento gonfia come una mongolfiera.
E ho pure un sacco di dolori fastidiosi. Come se dovessi avere il ciclo tra un minuto.
Per fortuna mercoledì mi ecografano.
Ho paura che al prossimo buco che mi faccio scoppierò come un palloncino troppo gonfio. Merdimonio.

giovedì 11 luglio 2013

La risposta giusta alla domanda sbagliata (sono acida, ma tanto).

Oggi mi sono trovata davanti l'ennesima tizia semisconosciuta, lontana conoscente di mia madre, che mi ha strillato in faccia la gravidanza della figliola.
E non contenta mi ha ovviamente chiesto " e tu quando lo fai un nipotino, alla tua mamma, eh?"
Al solito, come una cretina...sono rimasta basita di fronte alla sua invadenza totalmente ingiustificata e ho risposto con un "non saprei" e un sorriso che sembrava di più un rictus facciale.
Pedalando verso casa, ci pensavo, e pensavo anche al post di Pitipumpala, in particolare a questosuo stesso commento:
" La prossima esordisco con un rutto plateale alla prima domanda e la fò fuggire divolàta!!"
E quindi, ecco che ho studiato un piccolo prontuario di risposte per la fatidica domanda di merda:
E TU, QUANDO LO FAI UN FIGLIO? (simpatica variante: quando TI DECIDI A FARLO, un figlio?) 

Siccome l'argomento mi trifola le ovaie di brutto, è probabile che il mio tasso di acidità sia un po' elevato. E che lo sia anche il mio livello di scazzataggine verso qualsiasi cosa.

1. Il rutto: come suggerito da Pitipumpala, un rutto sonoro e roboante può mettere a tacere l'altra persona, e darci il tempo di fuggire, se non è fuggita lei.

2. La risposta olfattiva: si può usare come variante o in combinazione alla 1. Necessita di avere a portata di mano qualche spicchio d'aglio.
Appena la stronza di turno inizia con la domanda, masticare rapidamente l'aglio, poi avvicinare la faccia a quella dell'interlocutrice e buttar fuori un: "Scusahahahahaaaa, cosahahahaaa dicevihihih?" alitando il più possibile e senza pietà. Mentre lei sviene, noi ci allontaniamo soddisfatte.

3. La risposta religiosa (non cattolica): assumere un'aria vagamente contrita e dire, a voce bassa: "Scusami, sai, ma per la mia religione non è permesso parlare in pubblico di questi argomenti." 

4. La risposta cattolica: alzare gli occhi al cielo come i martini dei quadri, sorridere con aria da Monna Lisa e sfoderare un calmo e sicuro "Quando Dio vorrà".

5. Il crollo psicotico: fissare con orrore un punto appena di lato alla testa della persona che parla, e iniziare a gridare: "Oddio, mandalo via, mandalo via, vuole uccidermiii."
A questo punto, a scelta, possiamo decidere di fuggire a gambe levate gridando o aggredire "la cosa" che stiamo vedendo dando una sana manata alla persona che abbiamo di fronte.
In entrambi i casi è probabile che le passi di mente che non le abbiamo risposto.

Ecco, ora che ho dato sfogo al giramento di palle odierno... mi sento già meglio.




domenica 7 luglio 2013

Paura

Tra qualche giorno ricomincerò a bucarmi.
In vista del primo tentativo di ICSI.
Ho paura.
E' diverso dalla IUI, questa volta. Questa volta ci sarà il pick up, e poi se tutto va bene ci sarà la seconda fase.
E sarà tutto monitorato, e non sarà come la IUI, a cazzo di cane, che non sai neanche dove diamine sia il tuo uovo.
Stavolta sarà tutto preciso, monitorato, io sarò lì sempre.
Io. Io. Io.
Sola. E impaurita.
Il Filosofo non ne parla, non ci pensa, non ricorda la biochimica, non considera la mia paura, non pensa neanche lontanamente a quanto sia difficile per me rimettermi in gioco con la paura gigantesca che di nuovo vada in merda.
Per lui è solo: quando inizi? Ma deve stare in frigo, la roba?
Fine.
La sua unica frase è stata: "beh, non aspettarti che io capisca troppo."

Nel frattempo, non abbiamo più avuto rapporti sessuali da...da quanto? Boh. Mesi.


L'altra notte mi sono svegliata, cioè mi ha svegliata: nel sonno piangevo. Da sveglia mi sono accorta che avevo infradiciato il cuscino.
Nel sogno sognavo che facevamo l'amore. Poi mi svegliavo e lui mi diceva di non pensarci neanche, che non sarebbe successo...che dovevo smetterla di sperarci. E così io piangevo.
Quando mi ha svegliata, ha voluto sapere cosa avevo sognato.
Ha ascoltato. Poi si è riaddormentato. That's all, folks.