venerdì 21 novembre 2014

Gente che va

Il mondo virtuale è, di solito, più fluido e mutevole di quello "fisico": gente che arriva, gente che va, gente che appare e scompare nel giro di un mese una settimana un giorno.
Magari si apre un blog, presi dal momento, poi dopo due post lo si lascia lì, perchè in realtà era solo l'idea di un attimo.
O magari invece si rimane, si scrive per anni.
Poi. Poi arriva il momento in cui per mille motivi, si chiude.
E puff! si scompare, si può cancellare tutto, si può diventare come mai stati presenti.
C'è chi semplicemente lascia, smette di scrivere, e dopo un po' quando vedi che sono passati 6 mesi, un anno, due...capisci che quella persona, dietro quelle righe non ci si mette più.
Capita.
Però c'è anche chi preferisce salutare, chi dice "arrivederci" o "addio" o "forse ci ritroveremo altrove".
Ci sono blog e blogger a cui mi sono affezionata, nel tempo, anche se le leggo solo, anche se di loro so solo quello che filtra dalle parole scritte.
C'è La Princess che ora chiude il blog, per sempre per un po' non si sa, c'è Silvia che prima ha cambiato "posto" poi ora ha chiuso, c'è Eva che ha lasciato un arrivederci, ce ne sono altre che nel tempo hanno deciso di lasciare la pagina bianca.

E' una cosa che mi rattrista un po'...sarà che davvero, mi ci affeziono, alle pagine scritte da queste donne, alle donne stesse in qualche modo un po' strano, e mi fa strano pensare che non saprò più cosa passa loro per la testa.
Pur essendo io,in realtà, una persona che nella realtà non se la cava poi così male con il recidere legami.
Ci sono persone svanite in modo lento e graduale, persone a cui l'addio non si è mai detto, ma c'è stato, persone che davvero ho salutato sapendo che non ci saremmo mai più incrociate, se non per geometrie veramente improbabili.
Forse è la mia timidezza, la mia difficoltà a fidarmi davvero, il mio essere esigente, e insieme il mio amore per le storie altrui, che mi fa amare tanto la lettura di blog, e mi fa essere, nel mondo reale, una persona così poco socievole.
Che poi, quando si tratta di saluti e addii/arrivederci, sono cambiata.
Ora sono più simile al mio caro Holden:

Che l'addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio.

Mi piace che chi lascia il suo blog, per altre spiagge, saluti, anche se sul momento mi rattrista, come nel caso di Princess, e mi faccia venir voglia di dire "ma no dai, resta".

Una volta ero diversa, più spartana.
Ricordo, una decina d'anni fa, ero andata a farmi due giorni in una città d'arte, così, a zonzo.
Zonzando qua e là incontrai, sotto una cattedrale, un ingegnere russo che, in un inglese più fluente del mio, mi chiese di spiegarli alcuni dati storici (io leggiucchiavo una guida).
Finimmo in un minuscolo bar a insegnarci a vicenda brevi frasi nelle rispettive lingue, lui che cercava di farmi provare la vodka e io che rimanevo fedele al mio succo di mirtilli, seguito da un bicchiere di vino, condiviso, per fargli provare "il vino buono", neanche poi io sapessi per certo che quello era buono...
Io avevo in mente un ostello, lui era in Italia per lavoro e condivideva casa con 2-3 colleghi...ed è lì che ho passato la notte, imparando altre parole, che ovviamente ricordo ancora anche se non credo le userò mai più (mentre ho cancellato le prime che mi ha insegnato, piccole espressioni di cortesia).
La mattina all'alba, ricordo che mi svegliai col torcicollo, il suo letto singolo non era il massimo per dormirci in due, peraltro due estranei, alla fin fine, e per quanto l'avessi trovato gradevole trovavo imbarazzante l'idea della colazione insieme, magari io lui e i coinquilini, magari senza sapere poi cosa dirci prima che lui andasse a lavoro e io di nuovo a zonzo e poi alla stazione...
E così...come una ladra, sono uscita dal letto, e poi dalla stanza, e poi dalla casa.
Senza salutare, senza dire addio. Lasciando un biglietto dove, in caratteri europei e quindi vagamenti insensati avevo scritto spasiba e il mio nome.
Erano altri tempi. Ci ho ripensato oggi, mi è tornato in mente pensando alle porte che si chiudono, alle persone di cui per un attimo hai intravisto qualcosa e poi non saprai più nulla.

Oggi preferisco salutarle, le persone, sapere che qualcosa sta succedendo, che se ne stanno andando, e magari anche il mio bell'ingegnere avrebbe preferito un saluto più normale, magari anche senza la colazione, ma magari un ciao, un addio, un qualcosa.
Si cambia, nella vita.
Ora apprezzo molto chi dice "ciao, io me ne vado". Anche se penso che mi mancherà.

7 commenti:

  1. Cara amica... Ho chiuso perché, come avevo detto, ho chiuso il cerchio, a due anni dalla morte di Alberto. Sento di essere diversa, e forse di non avere nulla di interessante da scrivere, l'ho fatto per salvarmi, e ora? Dovrei scrivere di me, di damy...non so...

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    1. Sì, conoscevo le tue motivazioni per la chiusura, e sono più che condivisibili. Anche se, chissà, magari un giorno torni, su altri lidi, per scrivere lo stesso..chissà (si capisce mica che spero di leggerti ancora :-) ? )

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  2. Capisco sotto molti punti di vista questo post.

    Le cose cambiano, sempre...

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  3. Che bella storia che hai raccontato, sembra inizio di un libro o di un film...:) Anche a me fanno tristezza gli addii, ma li preferisco comunque alle cose non dette. Preferisco dare un nome alle cose, e se addio deve essere, che lo sia. A volte ho pensato anch'io di chiudere il blog, quando stavo male..ma poi non l'ho mai fatto perchè ci sono affezionata e in realtà mi ha dato e mi dà tantissimo...ma so che nella vita ci sono delle fasi e che se una fase finisce bisogna solo prenderne atto e passare ad unìaltra. Per ora, in questa fase, stiamo facendo un pezzo di strada insieme, ed è bello!!! :)

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    1. Una storia dal mio lontano passato :-), a volte i ricordi tornano in mente nei momenti più strani.
      Anch'io ho pensato di chiudere, qualche volta. Recentemente poi sono stata esortata a farlo, via mail, perchè "non ho niente di interessante da dire", ma questa è un'altra storia...e comunque, finchè scrivere fa bene a me....
      E poi, come dici tu, condividere pezzi di strada è bello!

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