giovedì 13 novembre 2014

Sensazioni

Non amo parlare della mia gravidanza, o meglio...non riesco a farlo quasi con nessuno. Riesco a parlarne solo in situazioni molto "protette": con il Filosofo, con lo psicoterapeuta, con una donna che ha un vissuto diverso ma simile al mio.
Per il resto, fatico.
Complici le tettone, la pancia è rimasta decisamente in ombra fino a circa 10 giorni fa, quando ha cominciato a mostrarsi di più.
Questo mi ha consentito, e il freddo (giacche e giacconi) mi consente ancora di non parlarne tanto in giro, di non sentirmi fare troppe domande, troppi discorsi.
Però la mia amica...insomma lei lo sa, a lei l'ho detto a metà del 4° mese, conosce la mia storia.
Eppure.
Eppure anche con lei ora faccio fatica.
E sono poco obiettiva, diciamo che ego me absolvo, mi sembra che qui la colpa sia più sua che mia.
Lei al momento ai figli non ci pensa, ed è in un momento di vita di "seconda adolescenza"...che quindi ci allontana parecchio...
Sarà questo..però...però non mi è andata giù, l'altra sera.
Passa di qui e mi racconta del lavoro, siamo state colleghe per un po', lei lavora ancora in campo sociale, molte donne con cui ha a che fare sono madri che non hanno in casa i figli, che sono stati affidati, allontanati e così via.
Ci ho lavorato anch'io, e comprendo, perchè l'ho vissuto, il suo a volte "scazzo" nei riguardi di alcune di queste persone, perchè non è per niente facile lavorare, per esempio, coi tossicodipendenti di lunga data, specialmente quando di mezzo ci sono i minori.
Questo lo so davvero.
Però...passa di qui e mi racconta. Mi dice che in poche settimane due delle sue utenti hanno avuto un aborto spontaneo.
E mi dice con tono irritato che una di queste donne (alla 4 gravidanza, se ricordo bene), i cui figli sono tutti in comunità /affido, piangeva dicendole che aveva perso la gravidanza.
ora...ci sono tante valutazioni morali, sul caso, e così via.
ma io sono meschina. io non leho fatte.
Sul momento sono solo rimasta basita, colpita, ma non capivo bene nemmeno io come mi sentivo.
Poi, ripensandoci dopo qualche ora,....mi sono sentita incazzata, ma incazzata egoisticamente PER ME, perchè sono una tua amica, perchè non voglio che mi racconti di un aborto, figurati di due, perchè non mi piace il tono del cazzo con cui ne parli. Perchè non mi piace che tu dica "mah, io forse non capisco ...perchè figli non ne voglio..ma se anche rimanessi incinta e poi andasse male...me ne farei una ragione penso" come se un aborto fosse un fastidio temporaneo, tipo aver perso la patente e dover rifare la trafila burocratica.
Perchè sul momento non sono riuscita a bloccarla? A dirle...ma che cazzo dici? Cambia discorso!
Non lo so, sul momento mi sono bloccata lì, POI, dopo, mi è preso il nervoso.
Lo scazzo. Non ho neanche voglia di spiegarle, temo che mi guardi con quell'aria perplessa di chi proprio non capisce che te la prendi a fare.
Non lo so. Non ho voglia di spiegare, mi sa.
So di essere PIU': più delicata, più malmostosa, più fragile, più reattiva di molte donne che hanno vissuto o vivono la gravidanza.
Ci lavoro, con lo psi, ma non basta a farmi diventare "tranquilla".
E c'è anche che non ne ho voglia, non di essere tranquilla, ma di spiegare. Di essere accomodante. Non ne ho voglia. E' una storia lunga e molto personale, e a quanto pare troppo personale per essere davvero condivisa. E' così che mi sento.

6 commenti:

  1. Sai, credo che le cose, quando le vivi in prima persona, non attraverso gli occhi degli altri, quanto ti bruciano e ti creano cicatrici difficili da dimenticare, ecco, prendono una consistenza diversa. Penso che se mai la tua amica dovesse cambiare idea, e dovesse vivere, mi auguro di no, quella brutta esperienza, ecco, lei non parlerebbe più così. Purtroppo dobbiamo imparare ad accettare anche chi non capisce il nostro dolore, e perdonarlo, soprattutto se è una persona a noi vicina.Così credo.
    Un abbraccio

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    1. Forse io non sono proprio l'asso della serena accettazione, al momento... :-)
      in realtà...non è tanto perdonare, posso anche farlo, anzi, non sono neanche particolarmente arrabbiata..ma sento di NON AVERE VOGLIA di spiegarle, non ho voglia di parlargliene...e me ne dispiace...ma credo che non saremo più vicine come prima, troppe cose ad allontarci.

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  2. Io dico sempre che quando non vivi sulla tua pelle certe esperienze, non capisci. C'è poco da fare. Si può essere come sorelle eppure essere lontane. La sofferenza ci ha reso più forti ma anche molto più sensibili.

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    1. Già....da un lato sono più sensibile, dall'altro mi sa che sto diventando più "rigida"... meno disponibile, meno pronta a dire " va beeeeeh è fatta/o così". magari è una fase...magari...

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  3. In realtà mi sento di capire tutto quello che scrivi...sulla reticenza nel parlarne (che poi per me era la stessa nel parlare di infertilità con chi proprio non poteva o non voleva capire), sul sentirsi "piu'" fragile, più sensibile, più delicata. Perchè in realtà lo siamo un pò, tu più di me perchè hai affrontato il durissimo cammino della Pma con disperazione e coraggio...il percorso della Ricerca secondo me ti segna, in un modo o nell'altro. Però possiamo anche andarne fiere, del nostro percorso. Proprio perchè abbiamo delle esperienze in più, e non in meno. Abbraccio solidale!

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    1. Guarda, parlare di infertilità era in effetti più o meno la stessa cosa, ora che ci penso!!!!
      Mi vengono in mente i commenti sulla PMA, roba che se ci penso ancora mi sale la pressione...
      Io mi sento cambiata...e ancora non sono sicura di come andranno le cose, mancano mesi e ho paura...ma di sicuro non sono più la stessa in effetti

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