venerdì 31 gennaio 2014

Voglio



"Preservativi con nervature per una extrasensibilità. L'ultima cosa di cui ho bisogno è la sensibilità. Qui ci sono altri preservativi spalmati con un anestetico locale per prolungare l'erezione. Che paradosso. Non senti un acci­dente, ma puoi fottere per ore. Mi sembra che questo davvero non abbia senso. Voglio che tutta la mia vita sia spalmata di anestetico locale."
                                                                                                                                                 (Survivor, C. Palahniuk)
















Sì. Per favore.

 

sabato 25 gennaio 2014

Via via via vuoto vuoto vuoto

Qualche giorno fa riflettevo su come sta cambiando la mia casa, su come sto cambiando io.
Sarà un caso che poco dopo, girovagando online, io abbia letto questo post di Madness?
Leggevo e pensavo: vero, molto vero.
Io ci penso spesso, a come sarebbe/sarà la mia vita senza figli, tra anni. Penso a come potrebbe essere la nostra casa, allora.
A volte ho paura che la nostra casa diventi silenziosa e vuota, senza bambini.
Allo stesso tempo, mi accorgo che sto facendo cambiamenti in casa.
Che la sto pian piano trasformando.
Sto togliendo, togliendo, togliendo.
Non che abbia mai avuto l'horror vacui, casa nostra non è mai stata piena nemmeno quando era solo casa mia.
Eppure trovo sempre un sacco di roba da buttare, regalare, vendere.
In poche settimane se ne sono andati alcuni soprammobili molto amati un tempo e ricettacolo di polvere ora, vestiti che non porterò mai più, libri che stritolavano gli ultimi spazi nella mia libreria.
E poi pentole, posate, lenzuola.
Ora ho 3 paia di lenzuola, 6 posate di ogni tipo, 6 bicchieri. Rimangono tanti libri, quelli sì, ma non ci sono più soprammobili tranne qualche foto, e ho messo via anche il servomuto su cui accumulavo vestiti in camera.
Non che passino di qui molti ospiti, anzi, quasi nessuno devo ammettere, ma persino il mio distrattissimo padre si è chiesto: "Hai fatto spazio in casa?".
Sì, sto facendo spazio, mi sto liberando di tanta roba.
E io, disordinata cronica, sto scoprendo una casa ordinata.
Pian piano debello i nuclei di casino, le ammonticchiature di roba sulle superfici piane.
Meno roba, più facile riordinare.
Ci rifletto. Mi chiedo come mai io stia cambiando in questo modo: la mia casa non può che essere un'emanazione di me stessa.
Cosa mi sta succedendo? In parte credo di stare facendo spazio, di stare liberandomi di zavorre, in parte però...è strano..ho sempre pensato che la casa "viva" fosse la casa con le cose in giro, con le tracce di chi ci vive ben visibili negli oggetti. Ora invece, senza neanche pensarci, sposto e sistemo. Non c'è mai perfetto ordine, non sarà mai la casa delle riviste, ma è tanto diversa da prima.
Al Filosofo piace, lui è sempre stato amante dell'ordine quanto disordinato, e ora gira per casa e ogni tanto sorride soddisfatto.
Io...io non lo so. Una parte di me neanche si riconosce. L'altra parte di me invece si sente bene, a farlo, come se almeno stessi facendo qualcosa.
Sto facendo qualcosa che piace a lui, sto facendo qualcosa che VEDO, vedo i risultati, vedo che cambia qualcosa dopo il mio passaggio.
E' questo il punto. Fare qualcosa, almeno.
Ho ricominciato a usare la yogurtiera, anche.
Fare qualcosa. Mi sento così impotente, per tutto il resto, la mia casa alla fine è l'unica "parte" della mia vita in cui posso avere anch'io un ruolo attivo, mi sembra.
Lo psic del Filosofo mi ha bacchettata, l'altra sera, dicendomi che io con mio marito non devo cercare di parlare, non devo infilarmi in conversazioni su suo padre o sulla nostra vita intima morta da mesi e mesi, perchè è lui (lo psic) che si occupa di questo lato.
Sul momento mi ha ferita, questa cosa, perchè va proprio a toccare i miei nervi scoperti, ma ho deciso di fidarmi di lui, dopo tutto col Filosofo sta lavorando bene.
C'è questo, c'è il dolore per mio suocero di cui non posso parlare con nessuno, c'è il fatto di non sentirmi donna da nessuna parte e da nessun punto di vista, nessuno, ci sono tante cose, e allora...ecco. A casa posso fare, io.
Forse per questo sto togliendo tante cose: vecchi ricordi, un comodino che sta di fianco al letto da 7-8 anni, molte cose che sono il passato se ne stanno andando e niente le sostituisce.
Non credo di avere, al momento, altro da tenere come ricordo.
Non sono amante, non sono madre, cazzo, farò almeno la donna di casa!
E a proposito di ciò...vado all'attacco della scatola in cui tengo i collant. Non porto gonne da secoli, cazzo ne tengo a fare così tanti?


p.s. aprile 2013. Gennaio 2014. Sarà mica un caso, che la mia follia pulitrice stia raggiungendo vette mai provate. Fanculo tutto. 

giovedì 2 gennaio 2014

Dolori, paure, pensieri

Ecco come comincia il mio anno.
Con il dolore. Stavolta non è la spalla, è la schiena. Sciatica? Periatrite? Sfiga? Vecchiaia anticipata?
Non lo so, so solo che mi sento di nuovo come se mi stessero facendo a pezzi con un'ascia, cammino piegata in due, strisciando i piedi per non urlare dal male.
Urge, stavolta urge proprio, appena sono in condizioni di muovermi, la visita da un'osteopata.
Magari mi saprà dire che cazzo mi sta succedendo, perchè il mio corpo sembra diventato una vergine di Norimberga.
Ho anche paura.
Ne ho avuto anche prima, certo, ma ora di più. A fine mese ci imbarchiamo nel nostro forse ultimo tentativo...non perchè io voglia rinunciare a provarci, ma perchè se va come le altre volte, se anche questa volta finisce che le mie ovaie vanno in merda...allora dovrò veramente guardare in faccia l'ovodonazione, e il fatto che costa davvero tanto.
Lasciamo perdere la faccia dell'unica amica a cui ne ho parlato. Sembrava dovesse vomitare.
"Ma come...allora avresti un figlio...che sarebbe figlio del Filosofo...e di...un'altra!!!"
Ma che cazzo.
Se pensavo che parlare di PMA mi facesse sentire un'aliena...non avevo ancora provato a parlare di donazione. Fanculo.
Insomma...ci proveremo...forse...non si sa ancora, dopotutto.
Questo tentativo lo faccio con così poca speranza che mi domando se abbia senso farlo.
Forse ho troppa paura dell'ennesima dolorosa delusione.
Nel frattempo, i giorni scorrono in caduta libera, è passata già una settimana dal funerale.
Abbiamo passato la vigilia e il giorno di natale a correre per agenzie mortuarie e a cercare un cazzo di prete che non rompesse le palle per muoversi a natale.
Ah, la carità cristiana, ah, l'abito talare.
"Ah...ma il funerale sarebbe di venerdì mattina? Mmmm...perchè io finisco tardi la messa giovedì sera".
"ah, sì sì io sono disponibile...poi parliamo dell'offerta..."
Bah. Non fosse che lui si era convertito negli ultimi mesi, avremmo evitato questa ignobile farsa.
Ma ora è finita.
Ho visto mio suocero, il suo corpo, quando ancora era lì nel letto, come pochi minuti prima, quando dormiva.
Sono stata nella stanza per ore, con mia suocera, a parlare e a guardare perchè lei ne aveva bisogno, per risparmiare a mio marito questo ruolo che non avrebbe retto.
Poi è venuta la camera ardente, e lì avrei voluto non entrare nemmeno io.
Quella specie di bambola di cera truccata e vestita a festa non era mio suocero. Era una brutta copia sua, era una specie di grottesca riproduzione.
Ma, di nuovo, era da fare. Era dovere.
Al funerale, le immancabili comari hanno osservato e commentato come ero vestita, pettinata, agghindata.
La mattina del funerale il Filosofo mi guardava e diceva: non preoccuparti, non devi per forza vestire così elegante.
Ma io lo sapevo.
Sapevo che avrebbero guardato tutto. Sapevo che sarebbero andate da mia suocera a dare il loro giudizio.
Hanno avuto quel che volevano, i capelli raccolti con il nastro nero, il tubino nero, piccoli orecchini preziosi e le mie composte risposte alle loro fottute domande.
Il funerale è stato una specie di orrenda passerella.
"QUello è il figlio! E la moglie! E quella vicina? La figlia. No no, la nuora è la nuora!"
I miei genitori, nascosti nella folla, ascoltavano.
Mi hanno poi raccontato i commenti altrui.
Oh sì, brava la nuora così vicina alla suocera.
Oh guarda, sono pettinate uguale, che brave.
Oh, ma il figlio, il figlio, è uguale al padre, uguale al padre al padre al padre.
Oh, ma non fa la comunione, lei? E lui? E la vedova? Oh sì la vedova va. Che robe, che cose, non vanno, non fanno!!!
E poi Filosofo hanno gridato in faccia "sei uguale a tuo padre a tuo padre a tuo padre!!!" "ODDIOOOOO come assomigli a tuo padre sei uguale sei uguale sei uguale", a lui che voleva solo non pensare, quel giorno.
Siamo arrivati a casa stanchi di una stanchezza lunga da passare.
E ora passano i giorni e noi non sappiamo ancora bene come stiamo.
O forse solo io lo so. Io so che mi manca, e che mi sembra che  la vita mia e del Filosofo sia cambiata in modo impercettibile ed enorme.
E io so che ho paura del nuovo tentativo, ho paura di non avere energia a sufficienza, e ho paura di non farcela a essere la moglie di cui il Filosofo ha bisogno.
Mi sembra di essere sempre stanca. Sempre.