sabato 25 aprile 2015

Il tempo


Il tempo scorre a velocità diverse, dentro e fuori dall'ambulatorio infertilità.
E' così che l'ho sempre chiamato nella mia testa, “ambulatorio infertilità”, anche se ha un nome più lungo e meno diretto. Ci ho passato talmente tanto tempo, dentro all'ambulatorio, ma soprattutto davanti, in attesa di entrare.
Il tempo è una presenza ingombrante, quando si parla di fecondazione assistita.
Il tempo FUORI dall'ambulatorio scorre più veloce, pare.
Ti ritrovi a 30 anni, dopo anni da sola, anni in cui pensavi che un giorno avresti voluto una famiglia, ma non c'era nessuno con cui imbastirla. Ti ritrovi a 30 anni a scoprire che qualcuno c'è, qualcuno che vorrebbe provare a farla con te, una famiglia.
Cominciano i primi passi, fai spazio a una nuova persona nella tua casa, trovate nuovi equilibri, la convivenza, il matrimonio. E nel frattempo, in sordina, quasi senza dirlo, cominciate a fare l'amore senza prendere precauzioni. Senza neanche pensare troppo al periodo del mese, però.
Dopotutto, è così che nascono i bambini, no? No. O meglio, non per voi.
I mesi scorrono, e quasi non ve ne accorgete che è passato un anno, e poi ecco, sono già due.
E tu hai 32 anni e lui 35 e la gente comincia a fare domande, a dire “E ora cosa aspettate? Non fate figli? Beh, ma non hai ancora figli? E tu, niente figli?”, e così via ferendoti.
Cosa rispondere? Provi con “ci stiamo pensando”, poi con “sai, siamo entrambi lavoratori precari...non ci sembra il momento...”, approdi al laconico “no, non ho figli” e infine a un vago sorriso nel vuoto e a un “mmm” indistinto che chiude il discorso.
I figli non arrivano. Non rimani incinta. Ma questo non hai voglia di dirlo, non hai voglia di sentirti dire, per l'ennesima volta, che “basta non pensarci”.
Che poi, la stessa gente che vomita queste perle di saggezza, un minuto prima ti ha detto “devi muoverti, a fare figli, che non sei più una bambina.”
Non sei una bambina e lo sai anche tu. Sei più che maggiorenne, sei una donna adulta, molto adulta, dal punto di vista biologico. Cominci ad informarti, anche se già lo sapevi che la fertilità non aumenta di certo, con l'età. Ma non ci avevi mai pensato seriamente.
Il tempo comincia a sembrarti un corridore troppo veloce, e allora ecco che trovi il coraggio di fare la telefonata. “Vorrei un appuntamento per parlare di un'eventuale fecondazione artificiale”.
L'ambulatorio infertilità, l'infermiera dell'ambulatorio, ti dà appuntamento. Per il mese dopo. Ti avvisa subito: è solo il primo colloquio, quello conoscitivo. Per fare qualcosa c'è una lista d'attesa.
Di quanto? Glielo spieghiamo al colloquio, signora.
E poi, ecco, da fuori passi a DENTRO. Dentro l'ambulatorio il tempo si dilata.
Quando spieghi la situazione, spieghi che cercate da due anni, da un anno più seriamente, ti dicono che in fondo non è poi tanto tempo.
Anche perché “sei giovane”. Sei giovane, qui dentro. Te lo dice la ginecologa, e poi anche l'infermiera che compila la cartella. “Ma ho quasi 33 anni”. “Appunto. Per noi, sei giovane.”
E' strano, sentirselo dire, ormai sei abituata a chi ti dice che tra un po' sarà troppo tardi, che stai per scadere, come uno yogurt o una conserva.
Eppure, qui dentro tu sei giovane, c'è tempo, a quanto pare.
E il tempo ti servirà, perché la lista d'attesa è lunga. Un anno se va bene, due se va un po' peggio.
Ma tanto “sei giovane”. E quindi puoi aspettare.
Ti disponi all'attesa. Nel frattempo, tu e tuo marito provate ancora, e provate anche con l'inseminazione, non si sa mai, ti hanno detto di farla, quelli dell'ambulatorio infertilità. Ti hanno detto che alla tua età ci sono buone probabilità. Di nuovo il fattore età, il fattore tempo, sembrano essere dalla tua parte. Per una volta.
E così, nell'attesa, fuori dall'ambulatorio, il tempo riparte, riparte alla solita folle velocità che per un attimo avevi dimenticato. Passa un anno. Un anno? Un anno. Le inseminazioni non vanno, tra una e l'altra i mesi scorrono, e tu ti senti invecchiare. E anche quando non te ne accorgi, qualcuno ti ricorda che hai, di nuovo, compiuto gli anni.
Cominciate ad avere un po' di paura, non è che il tempo passato ad aspettare sarà troppo? Ma no, i medici hanno detto che sei giovane, ti aggrappi a questo. E continui a guardare scorrere il tempo, mentre i figli degli amici crescono, si aggiungono fratelli e sorelle e le voci che chiedono “E voi, non fate dei figli?” cominciano ad essere affiancate da quelle di chi chiede “Come mai non avete fatto figli?”. Quando ti parlano al passato ti spaventi. E non sai più cosa rispondere, ormai anche i mugolii indistinti ti sembrano troppo.
Arriva una telefonata: “E' il vostro turno”, tocca a voi, l'ambulatorio ha chiamato, c'è posto.
La dottoressa prende di nuovo in mano gli esami, ti visita, ti scruta, di nuovo domande, risposte, e terapie. Ricominciano le punture, le pillole, le misurazioni, le attese, il tempo è scandito dalle iniezioni e dalle visite mediche, non passa più in termini di giorni ma di terapia.
La vita degli altri, fuori, va avanti, la tua sembra orbitare su se stessa, tutto sembra uguale, dentro all'ambulatorio, finchè anche lì il tempo irrompe: “Signora, le sue ovaie non è che siano ringiovanite, nel frattempo..deve considerare anche questo.” Come?! Ti hanno detto loro che c'era tempo, ti hanno incasellata come “giovane”, hanno detto che eravate una coppia con buone possibilità, giovani, giovani, giovani.
Ma sono passati quasi 3 anni. E' vero. L'avevi quasi dimenticato, che il tempo, fuori, continuava a scorrere. E che il passare dei giorni, dei mesi, degli anni, prima o poi si sarebbe insinuato anche dentro all'ambulatorio. E ora sei sommersa dalla rabbia, verso te stessa che hai aspettato fiduciosa verso quei medici che ti dicevano “sì sì aspetta, tranquilla”, verso di loro che ora ti dicono “eh signora, è così, lo sapeva che c'era la lista d'attesa...”, e non sai più cosa fare. Provate lo stesso, va male, per colpa dell'età? Per colpa della terapia? Per colpa tua (che sei vecchia che hai aspettato che non sei giusta che sei sbagliata hai sbagliato hai aspettato troppo troppo troppo)?
Non c'è più dentro e fuori, il tempo ti stringe d'assedio e tu vorresti poterlo fermare per un po', per avere il tempo di assorbire quello che in fondo già sapevi. Non sei più tanto giovane.
E allora decidi di cambiare tutto, cambia l'ambulatorio, cambiano i medici, cambia l'approccio e soprattutto cambia il tempo, se non il tuo (tic tac tic tac mia cara, un altro compleanno si avvicina), decidi che cambierà il tempo delle attese. Potete permettervelo? Sì. I risparmi per il futuro...se non è futuro un figlio, cosa lo è? E quindi benissimo investire i risparmi nella ricerca di questo bambino.
Il tempo non può essere comprato con i soldi, certo, ma l'attesa sì, quella si può corrompere perché diventi più breve.
Ed ecco che la corsa ricomincia, visite, punture, pillole, indagini. Provano, anche qui, a dirti che “comunque sei giovane”, e tu scoppi a piangere. Tacciono. Lavorano, nel frattempo, questa volta ti senti meno sola, in quella che vivi come una corsa controcorrente. C'è qualcuno con te, qualcuno che ti corre a fianco, la nuova dottoressa ti segue passo passo, la sua voce sicura riesce persino a zittire per un po' il tic tac tic tac dentro la tua testa. Puoi farcela, dice. Dico sul serio, puoi farcela.
E finalmente la terapia finisce, si passa alle cose serie, si passa a scegliere quanti embrioni impiantare. Quanti? 2. Proviamo con due. Sì. Proviamo.
Ricomincia l'attesa, un'attesa di soli 14 lunghissimi eterni giorni. Ogni giornata sembra colare lentamente nell'altra, dilatandosi senza mai finire. E invece il quindicesimo giorno è arrivato, è lì, devi solo aprire la busta con i risultati, devi solo scoprire quale attesa ti aspetta ora. L'attesa del nuovo tentativo, l'ultimo? O l'attesa che hai atteso, sì, per anni?
Apri la busta. E il tuo mondo cambia, all'improvviso. C'è. Uno dei tuoi embrioni è lì, è dentro di te che pulsa e che cresce. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto qualcosa accade dentro di te.
E il tuo tempo, improvvisamente, non è più il tuo. Ed è la cosa più bella e incredibile del mondo. E non avresti mai pensato che aspettare, questa volta nove mesi, sarebbe stato così pieno di stupefacenti sorprese ad ogni ecografia, di calcetti e battiti, di canzoncine cantate alla pancia e di foto scattate per ricordare ogni cambiamento.
E quando anche questo tempo è passato, quando la tua vita è scandita dalla
sua vita, da lui così prezioso tra le tue braccia, ripensi al tempo dell'attesa, al tempo degli ambulatori, al tempo della paura e ti sembra tutto piccolo e neanche poi così duro, in fondo, come se non avessi neanche aspettato tanto, che per avere alla fine un premio come questo avresti potuto lottare per altri mille anni.

12 commenti:

  1. Piango. Perché lo so.
    C'è un film, si chiama La 25esima ora, non so se l'hai hai visto. E la frase chiave di quel film, che io e Carl ci ripetiamo all'infinito, e': "c'è mancato poco che non succedesse mai."

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    1. Non ho visto il film...ma non posso che fare mia la frase che citi!

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  2. Bellissime parole....anche io conosco questi sentimenti e proprio perché quando arrivi alla meta forse non ti sembra che sia stato poi così duro affrontare tutto, ma l'ebbrezza della vita cancella anche 7 anni di buio, ti ci butti una seconda volta, per chissá quanti tentativi ancora, per averne un altro...
    io ho impiegato dieci anni per avere due figli, senza contare i piccoli cuoricini che ho in cielo, ma alla fine la lotta ripaga quasi sempre.
    Buona vita!

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    1. Io mi metterei in cerca del secondo anche ora...non fosse che il Filosofo non ci pensa neanche...

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  3. Voglio sperare che questa attesa un giorno diventi anche per me meno dura…voglio sperare che un giorno anch'io potrò dire che l'attesa è finita…
    voglio sperare di non voler gettare la spugna e continuare a lottare..
    Le parole che hai scritto mi hanno colpito il cuore! Piango anch'io perché sto ancora lottando contro il tempo..La tua storia è molto simile alla mia, ho 34 anni e dalla giovane sto passando al "dobbiamo muoverci"..come se avessi voluto aspettare tutto questo tempo! Anch'io dopo tempi biblici ad aspettare…ho deciso di comprare l'attesa ..non è andata, ma voglio lottare ancora! e allora come te stringo i denti e compro di nuovo l'attesa ma ho una paura matta! La paura di comprare e fallire di nuovo…ho tanta paura e nel frattempo sarà passato di nuovo un anno dove sarò ancora più vecchia!
    Quando leggo post come questi mi risollevo dall'oblio ..sorrido e non sono sola…e soprattutto ce la posso fare come ce l'hai fatta anche te!

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    1. ti capisco...eccome se ti capisco!!! Ti auguro di farcela al più presto, e di lasciarti finalmente alle spalle tutto il dolore e la paura

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  5. Piango...le tue parole sono le mie........
    Il mio positivo è qui in pancia....ancora tanta paura...ancora è troppo presto per gioire del tutto ma lui c'è........e speriamo che continui ad esserci....

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    1. averlo nella pancia...che emozione..che gioia...

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  6. E' proprio così: 5 anni di sofferenze, magicamente spariti in meno di 2. Ricordo perfettamente il dolore, la fatica e la frustrazione ma non riesco più a quantificarli completamente.
    Infatti ci stiamo riprovando (e via di punture e ormoni...)

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    1. oooh che bello!!!
      Fosse per me...ricomincerei a provare...ORA :-)

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    2. Devo dire che naturalmente (almeno per noi) l'approccio ora è diverso: il nostro miracolo ce l'abbiamo già e se ne arriva un altro, tanto meglio, altrimenti va bene lo stesso. La stiamo prendendo un po' più softly..pensa che ci sono già degli intoppi (ho magicamente perso gli anticorpi della rosolia e quindi stop di almeno 3 mesi per la IUI...il solito culo...) ma la reazione è completamente diversa..vabbè...rimarrà figlio unico...

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