martedì 21 giugno 2016

"Fatti aiutare" (ovvero: hai voluto la bicicletta...)

Quando Topo era piccolissimo, appena nato, appena uscito dall'UTIN, e tutto quello che volevamo (io, il Filosofo, e credo anche Topo stesso) era stare INSIEME e IN PACE, i miei genitori, soprattutto mio padre, zompavano a casa nostra in orari casuali.
Mio padre ha persino usato le chiavi che tiene "di scorta", qualche volta. Con mia somma incazzatura, perchè magari stavamo riposando, o ero appena riuscita a calmarlo, o stavo allattando in pace.
Ho chiesto a mio padre, gentilmente, di aspettare.
Gli ho detto di darci tempo, che quando Topo fosse stato un pochino più grande certo che l'avrei lasciato da loro, certo che gliel'avrei affidato, certo che etc. etc.
Ho aggiunto: "...ve lo lascerò talmente tanto che vi stancherete".
Risposta: " Figurati, figurati, non vediamo l'ora".
La solfa costante era "fatti aiutare": e io avrei voluto farmi aiutare, avrei voluto che sistemassero casa, che mi preparassero da mangiare. Loro volevano stare con Topo mentre io avrei fatto tutto il resto.
E io continuavo a spiegare che ci voleva solo qualche mese di pazienza.
Sì.
Sono passati i mesi, Topo ha cominciato a diventare più grande e più "abile", prima gattonava, ora cammina e va anche piuttosto veloce, tocca tutto prende tutto, impara velocissimo come funzionano un sacco di cose che vede usare agli adulti e vuole giocare, tanto.
Nel frattempo lo abbiamo iscritto all'asilo.
L'asilo? Ma come...? Ma sei sicura? Ma non vuoi che lo teniamo noi almeno fino a quando non ha un paio di anni?
Mio padre sembrava persino un po' offeso.
La solfa è continuata per un po', perchè Topo si è ammalato un paio di volte, perchè all'inizio, come tutti i bambini, piangeva un po'...
Bene.
Ora il mio amatissimo trottolino pieno di energie sta super volentieri con i nonni.
Anzi, col nonno. Perchè mia mamma non può gestirlo e mia suocera...la vediamo solo se andiamo noi da lei, perchè da almeno un anno non viene a casa nostra (stiamo a cieca 30 km).
E quindi...alla fine, quando abbiamo bisogno, ogni tanto ci rivolgiamo a mio padre. Ogni tanto,perchè  negli altri casi finisce che mi arragnio.
E mio padre...mio padre
1. va avvertito con anticipo, le urgenze sono un problema.
2. A volte sbuffa proprio, quando gli chiedo la cortesia di stare con Topo un pomeriggio.
3. Mi ricorda con simpatica frequenza che lui ha tanti impegni.
IL che è TUTTO legittimo, Topo è un bimbo vivace, mio padre è stanco e ha le sue cose da fare.

Ma allora...allora...perchè cazzo PER MESI mi hai rotto le palle che non ti lasciavo Topo? Che non potevi stare con lui?
Che poi, tutt'ora, quando gira a lui ( al nonno), lui viene a trovarci a orari a cazzo e non considera che magari devo far mangiare il bimbo o stiamo uscendo.
Insomma...lo stile è diventato da "fatti aiutare" (cioè: lasciaci il bimbo e fai i lavori di casa) a "hai voluto la bicicletta...".

Il che va benissimo....se almeno ora non cominciassero, i miei, a sindacare sul fatto che:
1. a settembre Topo comincia il nido anche di pomeriggio
2. ogni tanto chiameremo una babysitter.
Cosa cazzo dovrei fare? portarmelo dietro a lavorare, quando finisco tardi la sera?
O portarlo con me dal dentista?

Forse sono un po' stanca, o le preoccupazioni e i pensieri su altre cose mi rendono meno tollerante in generale...però che cazzo.
Comunque sia...ci organizzeremo.
Ce la fanno tutti, a organizzarsi. Lo faremo anche noi.
Anche se, lo ammetto, a volte sono un po' invidiosa di certe famiglie che vedo a scuola, con questi nonni super tuttofare. Ma in realtà non so nulla, di loro.

giovedì 9 giugno 2016

Troppe cose

Ci sono troppe cose in ballo. E troppe cose nella mia testa.
Mi piacerebbe essere in grado di governare l'ansia di cui soffro, ma non sono ancora tanto capace.
Diventare madre aveva per un po' sopito questo tratto della mia personalità, poi è ritornato, prepotente più che mai.
Ha cambiato oggetto e soggetto, ora il centro di tutto non sono io, non sono le poche persone a cui voglio bene...è soprattutto Topo. E quello che lo riguarda.
Ogni giorno ci sono decisioni da prendere.
E in questi giorni se ne sono presentate alcune che mi mettono in agitazione più di altre...mi domando come ne uscirò, e come farò a non coinvolgere Topo nel mio modo di essere.
Spero di farcela. non voglio che lui cresca come me.
La sua famiglia è diversa dalla mia. Lui non sarà costretto a gestire i miei problemi e a essere sempre quello forte. Lui deve poter essere un bambino e deve potersi appoggiare ai suoi genitori.
Dobbiamo farcela.
Vorrei essere capace di preoccuparmi solo quando ce n'è veramente bisogno, vorrei essere capace di non essere così ansiosa, vorrei essere diversa.
Non lo sono, e dovrò fare con quello che posso.
Essere madre è un continuo imparare, e un continuo scoprire che c'è qualcosa di nuovo che non avevo preventivato e di cui devo tenere conto.
Adesso si tratta solo di affrontare, via via, una cosa dopo l'altra.
E una sfida dopo l'altra.
Che paura, che mi fa.